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Protagora e Gorgia

 





Protagora è il più originale dei pensatori del movimento sofista. Gli si attribuisce la dichiarazione che "l'uomo è la misura di tutte le cose; delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono".

L'uomo può essere inteso come l'entità, e quindi l'argomento sofista suggerirebbe che da un punto di vista all'altro le cose appaiono distinte. Il criterio per giudicare la verità o l'irrealtà delle cose è il ragazzo.

Il relativismo di Protagora mette in relazione ogni comprensione con il contesto individuale, sociale e culturale in cui è stata creata. Da questo punto di vista, la sua creazione può essere vista come un tipo di "umanesimo", in cui l'uomo è sempre il criterio di giudizio. L'utile, interpretato come ciò che si concorda essere il bene dell'individuo e della società, riflette questo criterio. Il discorso assume una funzione fondamentale,

Protagora dice che, per mezzo di parole dirette, semplici e persuasive, persegue il bene comune di cui dirige la retorica, l'arte di persuadere il pubblico. Il metodo protagoreo, o approccio antilogico, si fonda sulla premessa che si possono sempre presentare argomenti pro e contro qualcosa.

Una teoria è interpretata da Gorgia, un sofista siciliano: scollegato da qualche criterio universale di verità, il discorso è tutto. Con queste parole egli sostiene un tipo di "scetticismo metafisico", secondo il quale non c'è nulla di oggettivo.

Gorgia quindi asserisce che:

  • l' essere non esiste, perché la sua esistenza implicherebbe una serie di contraddizioni logiche
  • se anche esistesse non potremmo conoscerlo, perché il pensiero non rispecchia la realtà
  • se anche fosse conosciuto non potrebbe essere comunicato attraverso le parole, che hanno una natura diversa rispetto a quella delle cose

Il linguaggio è quindi come una forza ammaliatrice che permette di dominare e influenzare i sentimenti degli uomini.

 

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